Taccuino · normativa

Sanare non è sempre la soluzione migliore

Quando emerge una difformità, la vera domanda non è solo se si possa sanare, ma quale sia la scelta più corretta.

Sanare non è sempre la soluzione migliore

Quando emerge un problema edilizio, la domanda arriva quasi sempre subito:

“Si può sanare?”

È comprensibile, ma molto spesso è la domanda sbagliata da cui partire.

Prima bisogna capire che cosa esiste davvero, quale sia lo stato legittimo dell’immobile, come si sia generata la difformità e quali siano le conseguenze tecniche e amministrative.

Non tutte le difformità sono uguali

Una diversa distribuzione interna, un aumento di superficie, una modifica di sagoma o un’opera realizzata senza titolo non sono la stessa cosa.

Cambiano molto sia le valutazioni sia le possibili strade da seguire.

A volte regolarizzare non conviene

Ci sono casi in cui una sanatoria è possibile ma poco sensata.

In altre situazioni può essere più corretto o più semplice ripristinare.

La consulenza giusta non parte dalla pratica da presentare. Parte dal capire quale soluzione abbia davvero senso per quell’immobile.

Ogni caso va analizzato in modo specifico sulla base degli atti disponibili e della normativa applicabile.

Prima della sanatoria viene la verifica

Davanti a una difformità la prima domanda non dovrebbe essere “come la sano?”, ma che cosa è realmente accaduto e quale titolo edilizio documenta lo stato legittimo.

Solo dopo aver confrontato documenti, stato dei luoghi, epoca delle trasformazioni e disciplina applicabile si può capire se una regolarizzazione è necessaria, possibile o conveniente.

In alcuni casi una difformità può incidere anche su compravendita, mutuo o progetto futuro. In altri può essere più corretto ripristinare una configurazione legittima invece di inseguire una sanatoria.

Per questo la diagnosi viene prima della soluzione. Approfondisci verifica urbanistica, abusi edilizi e verifica dell’immobile prima dell’acquisto.

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