È una delle situazioni più frequenti: arrivano due o tre preventivi, si guardano i totali e si è portati a pensare che scegliere il più basso sia semplicemente una forma di buon senso. In realtà, molto spesso, è proprio lì che cominciano i problemi.
Un preventivo può sembrare conveniente e rivelarsi poi il più costoso di tutti. Non perché chi lo ha redatto abbia necessariamente agito in malafede, ma perché molte cose possono essere rimaste fuori, poco definite o lasciate a interpretazione.
Le differenze si nascondono nelle voci che mancano
Smaltimenti, assistenze murarie, ripristini, ponteggi, protezioni, trasporti, lavorazioni accessorie, oneri di cantiere: spesso il confronto si inceppa proprio qui. A parole sembra tutto incluso, poi in corso d’opera iniziano gli extra.
“A corpo” non significa automaticamente “chiaro”
Un importo a corpo può andare benissimo, ma solo se è chiaro che cosa comprende. Se la descrizione è generica, il rischio è che committente e impresa stiano immaginando due lavori diversi pur leggendo la stessa riga.
Anche i materiali vanno letti bene
Scrivere “parquet”, “gres” o “rubinetteria” non basta. Bisogna capire spessori, formati, posa, accessori, quantità e livello qualitativo. A volte un prezzo più basso dipende semplicemente dal fatto che il contenuto è più povero o meno completo.
Il preventivo migliore è quello che si capisce
Un buon preventivo non è necessariamente il più basso e nemmeno il più alto. È quello che ti permette di capire davvero cosa stai acquistando e di confrontarlo con altri in modo serio.
Il prezzo più basso è un vantaggio solo quando stiamo confrontando la stessa identica cosa.
Per questo, quando si valuta un preventivo, il primo passo non dovrebbe essere guardare il totale. Dovrebbe essere capire bene cosa c’è dentro.
