Le case bellissime in cui nessuno vorrebbe vivere
Ci sono case così belle che, appena entri, ti viene spontaneo abbassare la voce.
Non sai bene perché. Forse è il pavimento immacolato. Forse il divano bianco che sembra appena uscito da una pubblicità. O forse quella sensazione che, da qualche parte, ci sia una telecamera pronta a immortalarti mentre commetti il tuo primo errore.
Tipo appoggiare le chiavi sul tavolo.
O, peggio ancora, sederti sul divano.
Sono case meravigliose. Perfette nelle fotografie. Elegantissime sulle riviste. Ma dopo dieci minuti ti viene una domanda: qui dentro, qualcuno ci vive davvero?
Il divano bianco e il terrore del caffè
Il divano bianco è una delle più grandi prove di coraggio dell'arredamento contemporaneo.
È bellissimo, inutile negarlo.
Poi arriva la vita.
Un ospite con un bicchiere di vino rosso. Un bambino con le mani misteriosamente appiccicose. Un cane che ha appena scoperto quanto sia piacevole rotolarsi nell'erba.
E tu che osservi tutto con il sorriso di chi sta vivendo un'emergenza internazionale.
Il problema, naturalmente, non è il colore bianco. Esistono tessuti resistenti, sfoderabili e facilmente lavabili. Il problema nasce quando scegliamo qualcosa che ci piace così tanto da avere paura di usarlo.
Se per rilassarti sul divano devi prima consultare il regolamento, forse qualcosa non ha funzionato.
La cucina in cui nessuno ha mai cucinato
Poi ci sono le cucine.
Enormi isole in marmo, elettrodomestici invisibili, superfici perfette. Nessun oggetto fuori posto.
Nemmeno un mestolo.
A guardarle viene da chiedersi se il proprietario si nutra esclusivamente di aria filtrata e acqua minerale.
Perché cucinare, nella vita vera, è un'attività poco fotogenica.
Si aprono confezioni. Si tagliano cipolle. Si sporca. Si lavano pentole. Qualcuno cerca il sale mentre qualcun altro domanda dove sia finito lo scolapasta.
Una cucina può essere bellissima anche mentre viene utilizzata. Anzi, dovrebbe essere progettata proprio per quello.
Se preparare due spaghetti significa dover pulire diciotto metri quadrati di superfici lucide, forse abbiamo esagerato con lo spettacolo.
Il bagno che sembra una spa. Finché non devi appoggiare lo spazzolino
Ci sono bagni che sembrano appartenere a un albergo a cinque stelle.
Lavabi scultorei. Rubinetti minimalisti. Specchi retroilluminati. Docce grandi quanto un piccolo soggiorno.
Poi cerchi un posto per il dentifricio.
Niente.
Un cassetto per il phon.
Niente.
Un gancio per l'accappatoio.
Neanche quello.
Perché nella fotografia l'accappatoio avrebbe rovinato la composizione.
E così scopri che il tuo bagno è perfetto, purché tu non abbia bisogno di lavarti.
L'eleganza non dovrebbe costringerci a nascondere ogni traccia della nostra esistenza.
Un bagno riuscito può avere mobili contenitori, asciugamani, prodotti quotidiani e perfino uno spazzolino elettrico in bella vista. Non è una sconfitta estetica. È un bagno abitato.
Una casa non diventa accogliente perché è grande. Diventa accogliente quando le persone possono stare insieme.
Il soggiorno immenso dove nessuno sa dove sedersi
Un altro grande classico è il soggiorno monumentale.
Soffitti altissimi. Vetrate spettacolari. Un tavolino minuscolo al centro di una distesa di pavimento.
Il divano è magnifico, naturalmente.
Peccato che sia così lontano dalla poltrona che per conversare serva un microfono.
E se vuoi guardare la televisione, devi scegliere tra un binocolo e una visita dall'oculista.
A volte confondiamo lo spazio con la distanza.
Ma una casa non diventa accogliente perché è grande. Diventa accogliente quando le persone possono stare insieme senza sentirsi disperse in una sala d'attesa di lusso.
Ho sempre pensato che una delle misure più importanti di un soggiorno non sia la sua superficie. È la distanza tra due persone che vogliono raccontarsi com'è andata la giornata.
La casa minimalista e il mistero delle cose scomparse
Nelle fotografie delle case minimaliste non c'è mai niente.
Nessun caricabatterie. Nessuna bolletta. Nessuna borsa appoggiata sulla sedia. Nessun telecomando misteriosamente scomparso tra i cuscini.
E soprattutto nessuna di quelle cose che entrano in casa dicendo «la metto qui un momento» e rimangono lì per sei mesi.
Ma noi possediamo oggetti. Tanti.
Alcuni utili, altri inutili, altri ancora assolutamente indispensabili per ragioni che non siamo in grado di spiegare.
Il minimalismo può essere una scelta splendida. Ma funziona soltanto se dietro quella semplicità esiste un'organizzazione intelligente.
Altrimenti il disordine non scompare. Si trasferisce nell'unico armadio disponibile, che prima o poi esploderà.
La casa perfetta per Instagram. E quella perfetta per te
C'è una differenza enorme tra una casa bella da guardare e una casa bella da vivere.
La prima deve funzionare per il tempo di una fotografia.
La seconda deve funzionare quando torni stanco dal lavoro, quando hai ospiti, quando hai fretta, quando non hai voglia di mettere in ordine.
Quando piove. Quando qualcuno è ammalato. Quando vuoi stare da solo. Quando vuoi stare con tutti.
E anche quando, semplicemente, decidi di mangiare una pizza sul divano.
Una casa ben progettata non dovrebbe obbligarti a comportarti come un ospite. Dovrebbe conoscerti abbastanza da lasciarti essere te stesso.
Questo non significa rinunciare alla bellezza. Al contrario. Significa cercare una bellezza meno fragile, meno preoccupata di apparire e più capace di accompagnare la vita.
È proprio da qui che parte un buon progetto: capire come vivi gli spazi, prima ancora di scegliere i materiali. Se stai pensando di trasformare la tua casa, puoi esplorare i nostri servizi di progettazione architettonica e riorganizzazione degli interni.
E allora, come si riconosce una casa davvero bella?
Forse la risposta è più semplice di quanto immaginiamo.
È quella in cui gli ospiti, dopo qualche minuto, smettono di guardarsi intorno e cominciano a sentirsi a proprio agio.
Quella in cui non devi chiedere continuamente «posso appoggiarlo qui?».
Quella in cui un bambino può giocare, un amico può ridere e qualcuno può addormentarsi sul divano senza provocare una crisi familiare.
Una casa può avere marmi pregiati, arredi firmati e dettagli studiati al millimetro. Ma se ti mette in soggezione, qualcosa manca.
La casa più bella non è quella che sembra sempre pronta per essere fotografata. È quella in cui non vedi l'ora di tornare.
E se qualche volta c'è una tazza sul tavolo, un plaid sul divano e un paio di scarpe vicino alla porta…
Pazienza.
Probabilmente è un buon segno.
Claudio Pianese – ARCHITETTO